Signor Augusto Minzolini,
cercando di mitigare la mia rabbia e il mio furore con un attimo di lucidità, le scrivo per cercare di spiegarle il profondo disagio che mi ha causato l'aver assistito alle ultime edizioni della testata che lei dirige.
E' indegno per un giornalista come lei, nascondersi dietro parapetti inconsistenti di falsità senza vergogna, schegge di pura follia che lei estrae dal cilindro ogni volta che prende parola con i suoi editoriali; è indegno per un giornalista come lei manipolare e far manipolare la realtà che tutti viviamo ogni giorno in modo così plateale, praticamente a sfregio dell'intelligenza dei suoi ascoltatori.
Spero che almeno nell'angolo più remoto della sua anima, quello più intimo e isolato da tutto, quello cui solo la sua coscienza ha accesso, almeno in quel micro punto del cosmo che solo le appartiene, lei provi vergogna, onta e miseria. Perché è questo che lei rappresenta, o meglio, che ha scelto di rappresentare agli occhi dei posteri, un misero, uno schiavo, un monumento alla mediocrità e al lerciume.
Se fossi cristiano pregherei per la salvezza della sua anima, ma visto che non lo sono mi posso permettere di mandarla al diavolo e giurare che per tutta la vita farò tutto ciò che mi è possibile, tutto ciò che le forze mi consentiranno per lottare contro persone come lei e contro quello che rappresentate, vale a dire un insulto all'intelligenza di noi tutti.
So che lei non leggerà queste mie parole, so che questa mail finirà, al meglio, nella casella del suo spam, ma se il dio del caso, che a scapito delle sue speranze qualche volta assiste, farà in modo che queste mie parole raggiungano gli occhi e le orecchie di qualcuno che quotidianamente ha a che fare con lei, anche solo ad uno dei suoi collaboratori, stagisti, assistenti, redattori, galoppini, spero che la mia rabbia possa passare anche in uno solo dei loro sguardi e quando lei, sempre per caso, incrocerà quegli occhi e con loro, questa rabbia, senza saperlo neppure, troverà i miei.
Le auguro quanto prima di rendersi conto della sua piccolezza, le auguro, prima o poi, di provare vergogna per se stesso, le auguro di cambiare,
con estrema tristezza,
Andrea Coccia
(inviata via mail alla direzione del TG1 in data 6 ottobre 2009)
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