Sei passata nella mia vita in fretta,
ma mi hai lasciato ben incisa sul braccio
una traccia di pastello rosso sangue.
(Sono anni che in doccia ogni mattina
provo inutilmente a cancellarla
a furia di liscivia e di sudore.
Sono anni che indosso camicie
allacciate ai polsi anche d'estate)
Ora, i casi sono due:
o mi vendono ogni volta liscivia difettosa
e ogni mattina mi scortico invano,
o il pastello pastello non era ma sciabola
e quella traccia rosso sangue cicatrice.
Nel primo caso il gonzo sono io
nel secondo anche, perchè è da gonzi
confondere le tigri coi cerbiatti.
11 febbraio 2008
21 gennaio 2008
In biblioteca, ogni volta che ti sogno
Leggo di soppiatto le righe che tu studi
come fossero notizie sui giornali del mattino
e non so più se ci separano i chilometri
o più semplicemente una piccola scritta,
un astuccio, un pennarello, una gomma
sparsi sul tavolo della biblioteca.
I minuti che colano sono muri
che ci separano dal mondo, al loro ritmo
ti fai in pezzi, in piccoli coriandoli.
Se mi abbasso, tento di raccoglierli
e ricomporli in un'immagine,
uno spiffero di vento li rimescola…
come fossero notizie sui giornali del mattino
e non so più se ci separano i chilometri
o più semplicemente una piccola scritta,
un astuccio, un pennarello, una gomma
sparsi sul tavolo della biblioteca.
I minuti che colano sono muri
che ci separano dal mondo, al loro ritmo
ti fai in pezzi, in piccoli coriandoli.
Se mi abbasso, tento di raccoglierli
e ricomporli in un'immagine,
uno spiffero di vento li rimescola…
27 dicembre 2007
Alla musa
Tanto ho disertato le tue strade
Da scordarmi il più magico dei riti:
guardare la cimasa del palazzo
che quel giorno, per caso, in pieno autunno
riparò i nostri corpi dal diluvio.
Poi, più sotto, fissare la finestra
dalla quale, per anni, nei miei sogni,
mi hai osservato rincasare sorridendo.
E tanto sto pagando questo fallo
da vivere nei sogni l’incubo più truce
fissare, volto incredulo, il palazzo
e vedere dov’era la finestra,
stampato il tuo sorriso come sponsor
di una marca sconosciuta di profumi.
Da scordarmi il più magico dei riti:
guardare la cimasa del palazzo
che quel giorno, per caso, in pieno autunno
riparò i nostri corpi dal diluvio.
Poi, più sotto, fissare la finestra
dalla quale, per anni, nei miei sogni,
mi hai osservato rincasare sorridendo.
E tanto sto pagando questo fallo
da vivere nei sogni l’incubo più truce
fissare, volto incredulo, il palazzo
e vedere dov’era la finestra,
stampato il tuo sorriso come sponsor
di una marca sconosciuta di profumi.
17 dicembre 2007
...
Ormai è certo che mi anticipi
lungo le strade, sui ponti, tra le gente.
Ma mentre la più parte ti dimentica,
io continuo ammaliato del mio passo
dal tuo odore e dai tuoi simboli.
Il tappo di spumante che galleggia
dopo l’ultima festa nella pozza
al ritmo del volgere degli attimi in minuti.
Il bracciale spezzato che per terra
disegna il cerchio non concluso
dei nostri mesi. E il lampione,
che singhiozza luce gialla a singulti,
batte il tempo del mio incedere.
E tra un suo silenzio e l’altro
quel singhiozzo mi ricorda una certezza:
che non è in metri che si conta
la distanza crescente dei tuoi tacchi.
lungo le strade, sui ponti, tra le gente.
Ma mentre la più parte ti dimentica,
io continuo ammaliato del mio passo
dal tuo odore e dai tuoi simboli.
Il tappo di spumante che galleggia
dopo l’ultima festa nella pozza
al ritmo del volgere degli attimi in minuti.
Il bracciale spezzato che per terra
disegna il cerchio non concluso
dei nostri mesi. E il lampione,
che singhiozza luce gialla a singulti,
batte il tempo del mio incedere.
E tra un suo silenzio e l’altro
quel singhiozzo mi ricorda una certezza:
che non è in metri che si conta
la distanza crescente dei tuoi tacchi.
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