spesso da bambino
ripetevo all'infinito una parola
per provare la vertigine di ucciderla
farla divenire un suono senza senso.
tanti verbicidi ho accumulato
in quegli anni terribili di noia
da farmi condannare alla peggiore delle pene:
ripetere il tuo nome all'infinito, Alea,
e ogni volta di te perdere qualcosa.
Quando la mia pena sarà estinta
di te solo il nome rimarrà, Alea,
come una dolce melodia onirica al risveglio
16 settembre 2007
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
come un'amara melodia reale nel sonno
RispondiElimina